domenica 7 ottobre 2012

Cosa sta succedendo in FIOM ?


Per chi fosse interessato ,di segiuto riportiamo cornologicamente alcuni fatti accaduti in FIOM nel corso di queste settimane ed alcune prese di posizione su tali accadimenti riguardanti i dissensi interni alla linea Landini.
La rassegna si conclude con il comunicato di Sabato 6 Ottobre di Giorgio Cremaschi
 



Il segretario generale della fiom Landini ha proposto al Comitato Centrale della Fiom una nuova segreteria di 5 persone omogenee al suo punto di vista, estromettendo Sergio Bellavita.
Landini e Airaudo hanno affermato l'incompatibilità dei dissensi di Bellavita con la presenza in segreteria. E' un fatto gravissimo e doloroso che mette in discussione il diritto al dissenso e la maggioranza che ha guidato la Fiom in questi ultimi 10 anni. E' un principio inaccettabile per la Fiom e per la Cgil che il dissenso dal segretario generale comporti l'estromissione dalla segreteria ed è il segno di una involuzione da contrastare a tutti i livelli.
Come prima risposta la Rete28aprile si è costituita in area di opposizione anche in Fiom, mentre i suoi componenti nel Comitato Centrale non partecipano al voto, dichiarando illegittima sul piano statutario questa scelta.
 

12.9.2012
Bellavita: “Democrazia e conflitto vanno insieme. No alla svolta di Landini Airaudo”


Colpisce la durezza con cui Landini e Airaudo stanno lavorando alla cacciata della sinistra Fiom dalla segreteria nazionale.
Colpisce perché mai era stato messo in discussione in Fiom il diritto al dissenso, la possibilità cioè che su alcune questioni si potessero registrare opinioni differenti anche all'interno della segreteria. E' sufficiente leggere dal sito Fiom i materiali dei comitati centrali degli ultimi dieci anni per averne testimonianza indiscutibile. Mai nessun segretario generale era arrivato al punto di convocare il comitato centrale a porte chiuse, peraltro con un ordine del giorno inquietante: “rapporto politico sull'organizzazione”, per
porre in discussione l'opportunità della mia presenza in segreteria.
Mai si era arrivati al tentativo, peraltro infruttuoso, di azzerare la segreteria con le dimissioni di due segretari su 4 pur di cacciare il dissenso.
Perché?
La questione è squisitamente politica, nonostante i goffi tentativi di qualcuno di metterla sul piano personale.
C'è la svolta della Fiom, radicale, netta.
Con la proposta Landini Airaudo di un patto alle imprese non solo c'è la cancellazione sostanziale della piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale, senza nessun passaggio democratico tra i lavoratori che l'hanno approvata, ma si chiude un'intera stagione di contrasto alle scelte di padronato e governo. E' del tutto evidente che qualora le imprese dovessero avanzare la disponibilità ad affrontare il terreno proposto da Landini-Airaudo la discussione precipiterebbe sul riconoscimento integrale del Ccnl separato
del 2009, dell'accordo del 28 giugno sulle deroghe. E non vi sarebbe possibilità alcuna di mobilitare i lavoratori, perché la strada del patto non prevede il ricorso al conflitto ovviamente. Un'operazione che disarma quindi la categoria, ne mina le capacità conflittuali, illude delegati e quadri di una possibile composizione mediata che in realtà può avvenire solo con una nostra resa. 
La proposta di un patto alle imprese da parte della Fiom cancella inoltre ogni contrasto all'avvio di un tavolo di confronto confederale sulla cosiddetta produttività che ha come unico obbiettivo affermare una volta di più il modello Marchionne sugli orari di lavoro. Era accaduto così anche sul mercato del lavoro, quando molta sinistra politica e sociale vaneggiava improbabili conquiste su reddito di cittadinanza, lotta alla precarietà ecc.
Sogni e speranze illusorie che si sono infrante sull'unico vero obbiettivo che la Fornero aveva chiarito sin da subito: cancellare l'art.18. Nessuno (tranne qualche compagno del Comitato Centrale) ebbe il coraggio di chiedere che quel tavolo non si aprisse senza un mandato dei lavoratori. L'ovvia conclusione è
stata che abbiamo perso l'art.18. Una Fiom che tenta l'operazione del patto è ovviamente una Fiom che deve dismettere qualsivoglia opposizione sociale, politica nei confronti del governo, del padronato e che deve dismettere anche l'opposizione in Cgil. Non si può chiedere il patto alle imprese e confliggere
con esse. Semplicemente perché i padroni ti direbbero: o uno o l'altro!
Per queste ragioni il dissenso è considerato incompatibile nella discussione, ad ogni livello. Sbaglia chi pensa che il problema sia solo nella segreteria nazionale per la responsabilità che porta. Il segnale che viene da Landini Airaudo, con buona pace di tante battaglie per la democrazia interna alla Cgil e nel paese, è la dichiarazione di incompatibilità del dissenso nell'organizzazione. E così i gruppi dirigenti la interpreteranno a ogni livello della Fiom. Il resto delle accuse che mi viene rivolto è  talmente assurda che rispondere sarebbe riconoscerne la legittimità. Accuse che mi rappresentano dietro a ogni contestazione, incidente e ogni altra bestialità contro Landini.
In questa torsione autoritaria si cancella ogni percorso di costruzione
collegiale e plurale delle scelte, si costruiscono sempre più gruppi dirigenti
sulla lealtà acritica. Non è un caso che una linea conflittuale marci sempre
insieme ad una pratica democratica. Quando viene a mancare il conflitto, viene
meno anche la democrazia interna prima e nel rapporto con i lavoratori dopo.
Come giudicare il fatto che la proposta del Patto alle imprese è arrivata ai
mass-media in conferenza stampa prima di essere approvata dal Comitato
Centrale?
O che venga discusso e approvato, fatto mai accaduto , un ordine del giorno
sull'unità della Fiom per poi due minuti dopo tentare l'azzeramento della
segreteria?
Dispiace che ci sia una divisione così profonda? Dire si è un'ovvietà. Più che
un dispiacere è un dolore profondo per le conseguenze sui lavoratori e le
lavoratrici, sul sindacalismo conflittuale in Italia. Ed è proprio per questa
ragione che rivendico la continuità delle scelte congressuali, del diritto al
dissenso, della democrazia, del valore del conflitto sociale. A coloro, pochi
in realtà, che rimproverano il mio presunto carrierismo dico sommessamente che
alla silenziosa difesa del posto ho scelto la rumorosa difesa delle ragioni che
penso essere dei lavoratori, in coerenza con gli ultimi dieci anni della Fiom.
 
 

04.10.12 - Sergio Bellavita - Le vere ragioni per cui sono stato dimesso
Sergio Bellavita - Le vere ragioni per cui sono stato dimesso

Molti compagni sono davvero increduli rispetto a quanto accaduto intorno alla
mia "dimissione" dalla segreteria. Non si capacitano che Landini, unanimemente
riconosciuto come difensore dei diritti dei lavoratori e della democrazia
stessa, possa rimuovere dalla segreteria un compagno per dissenso. Eppure e'
cosi'. Non c'e' nessun altra ragione che ha spinto, per la prima volta nella
storia dei metalmeccanici, un segretario Fiom  a rimuovere un componente di
segreteria. Con questo atto autoritario Landini e Airaudo rompono la
maggioranza congressuale degli ultimi 3 congressi estromettendo la rete 28
aprile.
Il dissenso. Di cosa sono accusato? Tralascio le vergognose, false e
pretestuose ricostruzioni che vogliono il sottoscritto impegnato a organizzare
contestazioni a Landini. Cosi' come e' francamente assurdo dover rispondere
alle menzogne che descrivono il sottoscritto d'accordo nelle segreterie e
contrario nei comitati centrali... Delle due l'una: o mi sono opposto troppo o
troppo poco. La macchina del fango ha lavorato alacremente per screditare le
ragioni che ho sostenuto attraverso il discredito del singolo, la denuncia
dell'untore. C'e' una vecchia e poco nobile tradizione in questo senso.
Tralasciando tutto cio', l'accusa che mi viene mossa e' riferita alla 
presunta scelta di rompere con la linea maggioritaria e di aver scelto, in
un'ottica Cgil, di ricostruire l'opposizione in tutte le categorie della
confederazione.
Tutto cio' e' facilmente smontabile. E' evidente a tutti che la Fiom ha
dismesso l'opposizione sociale. Ha dismesso l'alterita' e l'opposizione alla
paurosa deriva della Cgil con conseguenze nefaste, sconfitta su art.18 e
pensioni.
Dopo il 16 ottobre 2010 la Fiom poteva svolgere uno straordinario ruolo di
catalizzatore di un vasto movimento contro le politiche del governo e contro
marchionne. Cio' avrebbe portato probabilmente la fiom allo scontro frontale
con la cgil. landini e Airaudo hanno deciso di non farlo. Cosi la lotta Fiom si
e' mantenuta alta sul terreno mediatico,forte di un consenso e di una domanda
sociale straordinaria,ma e' via via scemata nelle pratiche concrete, nella
politica contrattuale. Da qui una gestione della vertenza per il contratto
tutta piegata al tentativo di cercare uno spiraglio per la riaffermazione della
titolarita' Fiom piu' che orientata a costruire conflitto in rapporto con i
lavoratori.
Cosi come nella vertenza Fiat, dopo la  chiusura con sbagliati accordi
sindacali di due stabilimenti al sud, termini imerese e irisbus e la pesante
vicenda ex bertone, resta forte lo scontro sul terreno dei diritti sindacali e
delle agibilita' fiom e sempre piu' evanescente la battaglia contro il modello
autoritario e schiavistico di marchionne. In tutto questo considero
profondamente sbagliato e incoerente con le battaglie di questi anni, con il
valore che diamo al contratto nazionale, considerare l'accordo del 28 giugno
come argine agli accordi separati, come riferimento per la democrazia
sindacale. Proprio l'accordo che ha accolto le deroghe al contratto, che ha
cancellato ruolo e funzioni del contratto nazionale.
Io non ho cambiato idea. Continuo a rivendicare la Fiom del congresso di
Livorno e Montesilvano. Rivendico la Fiom che discute, che cerca, con la fatica
che la democrazia richiede, di lavorare sempre all'unita' della categoria e
della stessa con i lavoratori. La Fiom che parlando il linguaggio semplice e
radicale dei bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici li conquistava alla
lotta, dimostrando, in tanto lerciume della politica, che si puo' coniugare
dire e fare.
Prendo atto che questo non e' piu' l'orientamento maggioritario in Fiom. C'e'
una svolta, profonda dei gruppi dirigenti. Per queste ragioni il dissenso e'
particolarmente avversato.
Ho atteso mesi prima di denunciare pubblicamente quanto avviene in Fiom. L'ho
fatto per non ledere l'immagine della Fiom, per il bene dei lavoratori.
Oggi, con la rottura netta che landini e airaudo hanno deciso, credo tempo fa,
e' necessario organizzare tutti coloro che vogliono salvare la lunga stagione
della Fiom. Organizzare coloro, e sono tanti, che vogliono continuare a
lottare.
Per mesi ho denunciato negli organismi preposti la gestione scarsamente
democratica dell'organizzazione. Ho denunciato le scarse, scarsissime
segreterie e quindi l'impossibilita' di poter discutere collettivamente almeno
le grandi scelte, su fiat, contratto ecc. Cosi come ho contestato il perenne
ricorso al voto di fiducia al segretario nelle discussioni al comitato
centrale. Sono stato impossibilitato a esercitare il ruolo a cui il comitato
centrale mi aveva chiamato, dalla partecipazione ai direttivi provinciali, agli
attivi dei delegati. Persino gli ordini del giorno conclusivi li potevo leggere
solo pochi minuti prima del voto.
Queste sono in sintesi le gravissime colpe che hanno indotto landini e airaudo
a dimettermi.  Oggi ripartiamo, con chi ci sta, a organizzare l'opposizione
alla svolta, al rientro nei ranghi della Fiom. Ripartiamo con i tanti e le
tante che non vogliono chinare il capo e vogliono lottare contro Monti,
Marchionne,Squinzi. E che hanno il diritto e il bisogno di un sindacato
democratico, combattivo e di classe. Prossimo appuntamento il 27 ottobre con il
"no monti day"




Sabato 06 Ottobre 2012 14:15 Giorgio Cremaschi

In Fiom non è successo niente su cui valga la pena di soffermarsi e di riflettere? Un segretario nazionale è stato dimissionato dalla segreteria perché il suo dissenso è stato giudicato incompatibile con il segretario generale e quindi con l'incarico. Poco più della metà del comitato centrale dell'organizzazione ha eletto una nuova segreteria, più ampia della precedente e preventivamente omogenea al segretario generale.

Il diritto al dissenso è stato così equamente bilanciato dal diritto a cacciare chi dissente. Ma pare non sia successo niente. Una crisi nel gruppo dirigente di una bocciofila avrebbe suscitato più rumore. Il solo giornale che ha commentato , in anticipo e positivamente, la vicenda è stato il Sole 24 Ore. Poi silenzio, salvo una notiziola sul Manifesto che alterava la realtà. La realtà? Un lusso che non ci si può permettere di affermare ed approfondire.

Ecco allora che la vicenda della destituzione di Sergio Bellavita viene trasformata in un episodio increscioso di cui è meglio tacere. La politica non c'entra, sono altre le questioni, slealtà, ambizioni personali, forse peggio. Il fatto non sussiste.

In questi anni la Fiom è stata il simbolo e il riferimento di chi non si arrende. In Fiat ha detto no al ricatto di Marchionne e ha pagato assieme ai lavoratori un prezzo altissimo. Non ha scelto di salvare l'organizzazione anche quando i lavoratori perdevano tutto. Ha perso con loro non firmando e per questo è ancora viva.(...)

In un paese disabituato al rigore, quello della giustizia e della moralità non quello di Monti a favore delle banche, il no della Fiom ha coperto un vuoto politico enorme ed è diventato una cartina di tornasole della buona politica. Questo però ha avuto un doppio prezzo. La Fiom è diventata una specie di acquasantiera per una sinistra confusa e subalterna al moderatismo e al liberismo del centrosinistra, dell'antiberlusconismo di facciata, dei governi tecnici. E questo ha evitato un chiarimento di fondo, come avviene invece nel resto d'Europa. Per dirla più brutalmente, molti gruppi dirigenti a sinistra del Pd si sono nascosti dietro alla Fiom per continuare ad essere e a fare quello di prima. Così oggi c'è chi sta con la Fiom e contemporaneamente con chi sostiene Monti.

In secondo luogo la Fiom e il suo gruppo dirigente hanno ricevuto un ritorno di immagine che ha finito per supplire alle difficoltà dell'agire concreto. Così come negli anni della concertazione il sindacato confederale sembrava contare moltissimo mentre la condizione concreta dei lavoratori precipitava in basso, così il mito della Fiom si dilatava ben oltre la sua forza reale.

Naturalmente non c'è un male assoluto in questo. Se un gruppo dirigente usa un prestigio e un consenso superiori alla forza per far crescere nella libertà del confronto l'organizzazione che dirige, l'immagine viene usata bene. Se invece ci si presenta alle riunioni carichi di gloria solo per pretendere fedeltà qualunque scelta si faccia., questo non va bene, ma Landini e Airaudo si sono incamminati su questa seconda strada.

Sul piano delle politiche sindacali concrete non c'è dubbio che l'attuale maggioranza della Fiom abbia compiuto due significativi cambiamenti di rotta. Mentre i metalmeccanici e tutti i lavoratori accumulavano dissenso e sfiducia verso un sindacalismo confederale che lasciava passare senza vero contrasto tutte le peggiori controriforme di Monti, con la segreteria della Cgil è stata progressivamente attenuata la differenza e la lotta politica.

E soprattutto si è scelto di fare dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 lo strumento, la piattaforma, per superare la stagione degli accordi separati. Questa davvero non è piccola cosa.

Quell'accordo rafforza e restringe la gabbia concertativa che da venti anni soffoca la contrattazione, Il contratto nazionale si può rinnovare solo se vengono concesse ulteriori flessibilità su tutte le condizioni di lavoro, fino alle vere e proprie deroghe. Tutti gli accordi nazionali firmati dopo quell'intesa hanno comportato brutali peggioramenti delle condizioni di lavoro in cambio di risibili aumenti salariali. Ai lavoratori sarebbe convenuto mantenere i vecchi contratti senza finti miglioramenti, ma le aziende non avrebbero firmato, perché sono esse che fanno le piattaforme e decidono se e quando accordarsi.

La Fiom ha deciso di rivendicare il 28 giugno per i pallidi e mai applicati accenni che in esso si fanno ad una misurazione della rappresentanza sindacale. Questo per non essere più discriminata in Fiat e in altri luoghi di lavoro. Ma a parte il fatto che si tratta di intenzioni rimaste sulla carta, è evidente che una sia pur pallida possibilità di renderle concrete è strettamente legata alle disponibilità sindacali sulla flessibilità del lavoro.

Alle difficoltà e alle contraddizioni dell'azione sindacale si è poi aggiunta una sempre più marcata iniziativa politica. Anche questa scelta non è destinata necessariamente a produrre risultati negativi. Se viene vissuta e discussa in tutta l'organizzazione, se è una maturazione del conflitto sociale senza esserne un vincolo, essa è una manifestazione di quel principio dell'indipendenza sindacale che la Fiom mise nel suo statuto, anche con polemiche, nel congresso del 2004.

Anche qui però si è progressivamente affermata una doppiezza negativa. Mentre nelle riunioni interne si negava che ci fossero scelte politiche in corso, all'esterno si lasciava crescere il mito del partito Fiom. Fino ad una recente intervista di Airaudo che parla, confusamente, di partito del lavoro, candidature e altro ancora. Non son più dirigente da qualche mese, posso però dire che finché lo sono stato non ho mai partecipato a discussioni interne su questo tema.

Il cambiamento di linea c''è stato dunque, ed è cosi riemerso un dilemma storico del movimento operaio. Devi dire la verità o devi difendere l'immagine dell'organizzazione? La verità o la rivoluzione? Gramsci diceva la verità è sempre rivoluzionaria, e la storia gli ha drammaticamente dato ragione.

Landini ed Airaudo avrebbero dovuto ammettere il cambiamento, spiegarne le ragioni e accettare le diverse valutazioni. Invece si è usato il prestigio per affermare che nulla era cambiato e che chi affermava il contrario era un nemico dell'organizzazione.

E' vero, chi lotta in situazioni difficili come quelle degli operai oggi, ha bisogno anche di fede. Ma questo suo bisogno non può, non deve essere usato per comandare. Se due dei licenziati di Melfi dicono che in Fiom le cose non vanno come dovrebbero, c'è il dovere di discutere e capire. E non è giusto rispondere al dissenso degli operai della Same di Bergamo con il trasferimento di Eliana Como.

In questi anni la Fiom è stata diversa dal palazzo anche per la sua vita interna. Mentre nella Cgil si affermavano le logiche di apparato, il voto di fiducia come conclusione delle riunioni, la crisi della partecipazione, nella Fiom vigeva la più ampia libertà di discussione. Questo non era solo un portato dell storia dei metalmeccanici, ma il frutto del lavoro dei gruppi dirigenti degli ultimi 18 anni, da Claudio Sabattini in poi. Ci si divideva aspramente se necessario, ed è successo, ma non scattava la ghigliottina per i dissenzienti dopo. Questo dava forza e intelligenza alla Fiom e a tutti i metalmeccanici. Landini ed Airaudo hanno rotto con questo principio ed hanno così provocato un danno all'organizzazione che dirigono.

La lotta per la democrazia nella fabbrica e nella società richiede la pratica della democrazia nelle organizzazioni che quella lotta conducono. E la democrazia è prima di tutto che chi dissente non viene punito.

Chi ama la Fiom e la sua storia trovi il modo di dirlo e non taccia, magari perché tentato di usare il bel nome dei metalmeccanici per rendere più appetibili le proprie scelte politiche e elettorali.--
 

sabato 29 settembre 2012

Un servizio sanitario sostenibile : Risparmiare senza tagliare i servizi

SABATO 15 SETTEMBRE 2012, ORE 9,30
Un servizio sanitario sostenibile : Risparmiare senza tagliare i servizi
CAIRO MONTENOTTE - SALONE SOMS
(Via Fratelli Francia, 15)
Programma 
- Relazioni introduttive
Fulvio Aurora (Medicina Democratica ONLUS - Milano)
“I Tagli alla sanità possono far male alla salute”
Raffaella Augugliaro
(Cobas Sanità Genova - Tecnico di Lab. /RLS )
“ Tagli e sprechi nel Servizio Sanitario Ligure”
- Tavola Rotonda
Organizzazione Convegno:
Comitato Sanitario Valbormida, - Cairo Montenotte


Photo gallery della giornata












martedì 25 settembre 2012

ILVA: NASCE A TARANTO LA RAPPRESENTANZA USB, ALTERNATIVA SINDACALE CONTRO IL RICATTO LAVORO-SALUTE



All’ILVA di Taranto si è costituita una rappresentanza sindacale USB. I lavoratori, coscienti che senza lavoro non si vive ma che da morti il lavoro non serve, hanno dato vita all’USB dentro la più grande acciaieria europea con l’obiettivo di ricostruire una forte presenza sindacale, unica condizione per affrontare la vertenza dal punto di vista dei lavoratori.

In sintonia con chi sul territorio tarantino si sta battendo per salvaguardare la salute di centinaia di migliaia di cittadini, e ritenendo Fiom, Fim e Uilm anch'essi responsabili del degrado sociale e sindacale che si è determinato a Taranto e dentro l'ILVA, i lavoratori propongono una ricetta chiara: nessun ricatto tra salute e salario; decisioni condivise democraticamente; una struttura sindacale che partecipi anche alla difesa del territorio dall'illegalità e dall'inquinamento, che si riconosca nelle linee guida di un sindacato indipendente da partiti e padroni.

Altrettanto concreti sono gli obiettivi nella vertenza attuale:
1.    l'Ilva dimostri chiaramente di voler ottemperare a quanto previsto dalla magistratura;
2.    Se ciò non si verificherà, si dovrà prevedere un forte intervento dello Stato, anch'esso responsabile, sino alla nazionalizzare dell'ILVA e senza alcun indennizzo alla proprietà;
3.    Indagini e processi devono proseguire senza alcun impedimento: chi per anni ha continuato ad inquinare e fare profitti deve pagare un prezzo alto, anche economico;
4.    Se, come pensiamo, sarà necessario fermare la produzione di alcuni settori e reparti dove è indispensabile un intervento radicale di trasformazione e adeguamento di macchinari e processi produttivi, ciò dovrà essere fatto nel più breve tempo possibile e a tutti i lavoratori, compresi quelli dell'indotto, dovranno essere assicurati i livelli stipendiali attuali;
5.    Soltanto dopo questi interventi si riprenderà la produzione ai livelli previsti.

Questo è ciò che la struttura USB intende costruire dentro l'Ilva, insieme a tutti i lavoratori e ai tanti delegati, RSU, RLS, che hanno fortemente voluto un'alternativa sindacale a quella esistente, insieme alla città di Taranto ed a tutte quelle realtà che nel paese intendono opporsi al liberismo sfrenato e al prevalere dell'economia e della finanza sull'etica, sull'uomo, sull'ambiente e sulla giustizia sociale.

USB sostiene con forza l'iniziativa dei lavoratori dell'ILVA che da oggi stanno firmando la richiesta di revoca del mandato alle attuali RSU e di rinnovo delle stesse  in quanto non ritenute più legittimate a rappresentarli.

Roma, 17 settembre 2012                        USB – Unione Sindacale di Base

Fabbrica Italia Chiude


FABBRICA ITALIA chiude!!!
Marchionne ha reso di pubblico dominio quello che tutti sapevano sin dall'inizio e cioè ìche il piano Fabbrica Italia aveva come unico obiettivo cancellare il sistema di diritti e tutele dei lavoratori e introdurre, grazie all'accordo della vergogna firmato da Fim-Uilm-Fismic-Ugl, un modello schiavistico.
I faraonici investimenti, i nuovi modelli, la produzione da triplicare, tutte menzogne per la propaganda della servitù alla corte di Marchionne.
Dopo Fim-Uilm-Fismic-Uglm anche Monti va alla corte di marchionne!
Dopo aver chiuso con accordo sindacale (ahinoi) due stabilimenti (Termini Imerese e Irisbus) e aver dichiarato la cancellazione di investimenti per l'Italia, Marchionne si è presentato da Monti per porre un ulteriore ricatto al Paese.
Più di cinque ore di confronto tra Fiat e Governo hanno dimostrato la totale subalternità dell'esecutivo Monti al manager italo-canadese. Nessun impegno è stato chiesto a Fiat su presenza in Italia nuovi modelli, investimenti.
Poche righe finali congiunte segnano solo la presa d'atto delle scelte Fiat e le sue richieste di sostegno, sia per Cassa integrazione in deroga, sia per ridurre contenzioso legale aperto con la Fiom.
Ora bisogna cancellare gli accordi della vergogna dei sindacati complici.
Non ci si può accontentare del ripristino, importantissimo, della sola rappresentanza sindacale interna della Fiom.
Occorre rimettere al centro della vertenza la lotta contro gli accordi,per la riapertura degli stabilimenti chiusi, per un nuovo piano industriale di rilancio e salvaguardia di tutti gli stabilimenti.
E' necessario nazionalizzare la Fiat!
Solo l'intervento pubblico può impedire che siano cancellate dall'Italia le produzioni di auto.
L’unità sindacale e’ un bene e un diritto dei lavoratori!
Ma solo se si costruisce sulla difesa della condizione dei lavoratori stessi.
Fim-Uilm-Fismic-Ugl ritirino la firma dagli accordi separati!

25 settembre 2012
www. rete28aprile.it

Il pasticcio dei chimici (e del 28 giugno)



di Giorgio Cremaschi


La conclusione lampo del contratto dei chimici sta diventando un altro momento della crisi della cgil, oltreché un danno pesante per i lavoratori.

Intanto vediamo i contenuti dell'accordo. In cambio di un aumento salariale che in tre anni non recupera neppure l'inflazione, il contratto nazionale viene definitivamente smontato.

A livello aziendale si potrà fare praticamente di tutto su tutte le condizioni di lavoro, anche gli aumenti contrattali potranno essere rinviati o addirittura trasformati in salario variabile.
I giovani avranno il salario decurtato mentre in ogni azienda si potranno fare fondi bilaterali. Naturalmente la flessibilità dei diritti dovrà sancire la rigidità del controllo aziendale sui lavoratori.
La “esigibilità” degli accordi imposta da Marchionne entra anche nel contratto nazionale della categoria. Questa la sostanza di un accordo totalmente in perdita, ai lavoratori sarebbe convenuto non ottenere alcun risibile aumento e conservare al normativa precedente.(...)

Fin qui la conclusione di una vertenza contrattuale 'riformista', conclusa in pochi giorni senza scioperi e con gli elogi dei sindacalisti moderni e delle controparti.
E' uno scenario che abbiamo visto riprodursi diverse volte in questi anni, sia con gli accordi separati sia con quelli sottoscritti anche dalla Cgil. Questa volta però è esplosa una novità.

IL segretario della filctem cgil, dopo aver siglato l'intesa si è dimesso e la segreteria confederale ha assunto una posizione critica. Il successivo direttivo della categoria, svoltosi alla presenza di due segretari confederali,
ha espresso un giudizio negativo sull'intesa, chiedendo di cambiarla proprio nei suoi punti cruciali.

Certo il segretario era già dimissionario nei fatti, perché sfiduciato prima della trattativa dal gruppo dirigente e il 5 ottobre era già in programma l'elezione del suo successore.
Ora però una vicenda interna diventa a tutti gli effetti una vicenda contrattuale, ove emergono tutte le contraddizioni e la vera e propria confusione in atto nel principale sindacato italiano

Il nodo di fondo è che una posizione contrattuale della Cgil non esiste da tempo.
La confederazione annuncia ogni tanto dei principi, poi li adatta alle circostanze, poi li corregge e li interpreta. Il pasticcio dei chimici è frutto di questa situazione e non si capisce come si pensi di por davvero rimedio ad
esso. Per ora la linea adottata è quella di chiedere l'applicazione del 'accordo del 28 giugno 2011 contro il contratto appena firmato.

Siamo all'assurdo. Perché se è vero che il contratto dei chimici supera il concetto di deroga al contratto nazionale in quanto in azienda si po' fare di tutto, non è che definendo le materie su cui si può derogare si va su un terreno molto diverso.

Il punto è che il 28 giugno non è la soluzione, ma il problema.
Lo è perché se tutti i firmatari di quell'accordo , esclusa la Cgil, lo considerano ben applicato nei chimici, allora qualche problema interpretativo c'è.
E' poi utile sottolineare che il presidente attuale della Confindustria,industriale chimico considerato su una linea opposta a quella Fiat, è il primo sponsor dell'accordo nella sua categoria. Infine lo stesso governo chiede il tavolo sulla produttività come applicazione del 28 giugno.

Insomma dire no al contratto dei chimici nel nome di un accordo confederale da cui finora sono scaturiti solo disastri, è una posizione insostenibile, priva di concretezza e realtà, che porterà solo a nuovi pasticci, o a nuovi accordi separati a cui si sarà sempre meno capaci di reagire.
Dopo la firma dei chimici anche la posizione assunta dalla Fiom- applichiamo il 28 giugno per evitare
nuovi accordi separati- si rivela inconsistente.

Il contratto dei chimici non è un momento delle sempre più confuse vicende dei gruppi dirigenti della Cgil, ma una nuova sconfitta di una linea riformista e concertativa che non porta più da nessuna parte.

Abbiamo formalmente chiesto il direttivo della confederazione per discutere, ma soprattutto bisogna che ci facciamo sentire perché così la Cgil va proprio a sbattere.
E con essa tanti lavoratori che avrebbero ancora la forza di lottare e di non subire contratti capestro senza un minuto di sciopero.

lunedì 24 settembre 2012

Verso il NO MONTI DAY ROMA 27 OTTOBRE





Intervista a Giorgio Cremaschi su Libera.tv clicca qui

Siamo persone che lottano, organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili, e ci siamo assunti l'impegno di dare voce e visibilità alle tante e ai tanti che rifiutano e contrastano Monti e la sua politica di massacro sociale, dando vita il 27 ottobre a Roma a una giornata di mobilitazione nazionale, No Monti Day.
Scendiamo in piazza per dire:

NO a Monti e alla sua politica economica che produce precarietà, disoccupazione  e povertà, no alle controriforme liberiste, oggi e domani.

NO all'Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell'austerità e del rigore, che devastano da  anni la Grecia e ora L'Italia.

NO all'attacco autoritario alla democrazia, no alla repressione contro i movimenti ed il dissenso,  no allo stato di polizia contro i migranti.

SÌ al lavoro dignitoso, allo stato sociale , al reddito, per tutte e tutti, nativi e migranti.

SÌ ai beni comuni, alla scuola pubblica, alla salute e all'ambiente, a un'altra politica economica pagata dalle banche,dalla finanza dai ricchi  e dal grande capitale, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione dei privilegi delle caste politiche e manageriali

SÌ ad una democrazia vera nel paese e nei luoghi di lavoro, fondata sulla partecipazione, sul conflitto e sul diritto a decidere.

Vogliamo manifestare per mostrare che, nonostante la censura del regime informativo montiano, c'è un'altra Italia che rifiuta la finta alternativa tra schieramenti che dichiarano di combattersi e poi approvano assieme tutte le controriforme, dalle pensioni, all'articolo 18, all'IMU, alla svendita dei beni comuni.
Un'altra Italia che lotta per il lavoro senza accettare il ricatto della rinuncia ai diritti e al salario,che difende l'ambiente ed il territorio senza sottomettersi al dominio degli affari.
Un'altra Italia che lotta per una democrazia alternativa al comando autoritario dei governi liberisti e antipopolari europei primo fra tutti  quello tedesco, della BCE  della Commissione Europea e del FMI, del grande capitale e della finanza internazionale.
Promuoviamo una manifestazione chiara e rigorosa nelle sue scelte, che porti in piazza a mani nude e a volto scoperto tutta l'opposizione democratica a Monti e a chi lo sostiene, per esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti, l'ambiente ed il lavoro, dalla Valle Susa al Sulcis, da Taranto a Pomigliano, dagli inidonei e precari della scuola a tutte e tutti coloro che subiscono i colpi della crisi.
Vogliamo che la manifestazione, che partirà alle 14,00 da Piazza della Repubblica, si concluda in Piazza S. Giovanni con una grande assemblea popolare, ove si possa liberamente discutere di come dare continuità alla mobilitazione.
Proponiamo a tutte e tutti coloro che sono interessati a questa percorso di costruirlo assieme, specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità qui definiti.


Il comitato promotore "No Monti Day Roma 27 Ottobre"

martedì 7 agosto 2012

Il lavoro o la vita. Taranto, l’Ilva e la logica del profitto

di Annamaria Rivera

Era l’alba degli anni sessanta quando un gruppo di adolescenti vide per la prima volta un cadavere: il corpo ricomposto a malapena di un ragazzo, loro compagno di vacanze estive al mare. Per ironia tragica della sorte, lui, campione di tuffi, era precipitato da un’impalcatura del cantiere che costruiva l’Italsider di Taranto. Era una delle prime vittime dell’acciaieria, oltre che di una bocciatura scolastica punita con l’obbligo di un lavoro estivo.  ...continua...http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-lavoro-o-la-vita-taranto-lilva-e-la-logica-del-profitto/