venerdì 5 aprile 2013
"Quanti omicidi d'austerità ancora per risanare i conti?"
di Giorgio Cremaschi
Primo Piano 5.4.2013 – www.rete28aprile.it
Romeo, Annamaria e Giuseppe si sono uccisi uno dopo l'altro a Civitanova Marche.
Come per i morti sul lavoro, non c è alcuna tragica fatalità nella strage che ha visto autodistruggersi una intera famiglia di sessantenni. Fanno bene i dirigenti della CGIL Marche a rompere il solito velo di ipocrisia che copre questa e le altre tragedie che si susseguono.
Questi tre poveri morti sono vittime delle controriforma Fornero delle pensioni. Si può dire tutto quello che si vuole, ma se il lavoratore non avesse subito quella terribile condizione di non avere né lavoro né pensione a 62 anni, una età per cui se perdi il lavoro per il mercato sei già morto. Se a questa sua condizione non si fosse sommata quella della pensione di fame della moglie, e se tutto questo non si collocasse nel massacro dell'austerità, non ci sarebbe stata la terribile catena di suicidi che oggi ci lascia una rabbia tanto profonda quanto impotente.
Quanti sono oramai gli omicidi dell'austerità nel nostro paese?
Il disoccupato di Trapani che si è impiccato con in mano la Costituzione, l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. O quello che si è dato fuoco davanti al parlamento. O l'ultimo piccolo imprenditore strangolato dalle banche che non ce l' ha fatta più.
Quanta gente dovrà morire ancora, prima che si capisca che le politiche di austerità sono assassine?
Abbiamo da poco commentato una ricerca della rivista medica Lancet, che ha misurato in Europa il rapporto tra tagli allo stato sociale e distruzione della salute dei cittadini.
Ci sono le patologie e gli omicidi da austerità, come nella strage che colpisce il lavoro. Ma su questa almeno si aprono le inchieste e a volte, come alla Tyssen Krupp di Torino, ci sono persino condanne esemplari dei colpevoli.
Tuttavia, nonostante i processi, la strage del lavoro continua ed è proprio l'austerità che l'alimenta. Anche perché la strage di austerità non rientra nel codice. Come per chi oggi provoca le vittime di guerra, essa gode di una assoluzione preventiva, non ha responsabili né colpevoli.
Quella della austerità è una guerra che i governi e le classi dirigenti conducono contro il proprio popolo. Una guerra umanitaria naturalmente, come tutte quelle che si fanno oggi. Una guerra con il supremo obiettivo di rendere nuovamente virtuosa e competitiva l'economia e che inevitabilmente provoca danni collaterali. Che tutti i potenti deprecano e condannano, salvo poi continuare esattamente come prima.
Se si bombarda una città mirando alle opere militari, gli esperti sanno perfettamente calcolare quale sarà la percentuale minima inevitabile di vittime civili.
Se, per mantenere quel pareggio di bilancio a cui ci siamo impiccati obbedendo ai diktat della Troika europea, si devono tagliare spese per il lavoro, per le pensioni e la sanità; se così si taglia, una percentuale definita di persone verrà brutalmente colpita nelle condizioni di vita, nella salute e nella dignità. E una parte di esse non potrà reggere alla disperazione.
Si sa benissimo che accade e perché accade, ma si continua. Il codice ed il mercato assolvono preventivamente gli autori di questa criminalità economica.
Come diceva Charlie Chaplin in Monsieur Verdoux, se uccidi una persona sei un assassino, un milione sei uno statista.
Quanta gente ancora dovrà essere uccisa dalla austerità, prima che essa sia cancellata e condannata come socialmente e moralmente esecrabile e i suoi responsabili chiamati a risponderne?
giovedì 4 aprile 2013
RIAPRIAMO LE FABBRICHE
Interessantissimo documento realizzato da Liberatv con storie vere di lotta e di resistenza contro la chiusura di realtà produttive.
Il documentario è stato realizzato da Liberatv in vista del primo appuntamento nazionale previsto per sabato 6 Aprile ad Avellino.
Storie simili a quelle vissute nella nostra provincia
C'è molto da imparare anche e soprattutto perchè no, imitare ?
Questo il link del documentario
http://www.libera.tv/videos/4391/riapriamo-le-fabriche---interviste-operaie
Fabbriche chiuse senza motivo, piani industriali inesistenti, la finanza e la speculazione che si mangia la produzione ne abbiamo parlato con i rappresentanti di alcune delle più significative realtà di resistenza operaia. Dalla Irisbus alla Ginori, dalla Fiat alla RiMaflow gli operai non si arrendono e rilanciano la loro sfida. Sullo sfondo la necessità di unificare le lotte.
L'appuntamento di sabato 6 aprile ad Avellino sarà una prima tappa.
Il documentario è stato realizzato da Liberatv in vista del primo appuntamento nazionale previsto per sabato 6 Aprile ad Avellino.
Storie simili a quelle vissute nella nostra provincia
C'è molto da imparare anche e soprattutto perchè no, imitare ?
Questo il link del documentario
http://www.libera.tv/videos/4391/riapriamo-le-fabriche---interviste-operaie
Fabbriche chiuse senza motivo, piani industriali inesistenti, la finanza e la speculazione che si mangia la produzione ne abbiamo parlato con i rappresentanti di alcune delle più significative realtà di resistenza operaia. Dalla Irisbus alla Ginori, dalla Fiat alla RiMaflow gli operai non si arrendono e rilanciano la loro sfida. Sullo sfondo la necessità di unificare le lotte.
L'appuntamento di sabato 6 aprile ad Avellino sarà una prima tappa.
mercoledì 3 aprile 2013
AIA, ovvero autorizzazione all'inquinamento ambientale?


Mercoledì
10 aprile ore 18 libreria Ubik Savona
“AIA, ovvero
autorizzazione all'inquinamento ambientale?”
Aspetti
tecnici e ricadute sulla salute dell’autorizzazione all’ampliamento della
centrale a carbone di Savona.
Discutiamone
con i consulenti tecnici
MARCO
CALDIROLI e DARIO
MIEDICO
di
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la tutela della
Salute.
Introduce MAURIZIO LOSCHI referente
locale di MD
Il rilascio dell'AIA
(impropriamente
definita Transitoria per minimizzarne la pericolosità) alla costruzione di
nuovi gruppi a carbone nella Centrale
Tirreno Power di Vado Ligure non solo è una provocazione rispetto al dettato
legislativo nato con l’intento di tutelare al meglio i diritti di salute
pubblica e l'ambiente, ma consentirà il
permanere degli effetti devastanti in termini di inquinamento, malattie, morti
premature legati da decenni agli impianti di combustione del carbone.
I
tecnici di Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, Marco
Caldiroli, già consulente del Comune di
Vado per la procedura di AIA relativa ai gruppi esistenti, ed il dr. Dario
Miedico, Medico Legale ed Epidemiologo già consulente in diversi procedimenti
legali contro aziende inquinanti, si confronteranno con la popolazione per individuare collettivamente strumenti e modalità di lotta
per ridurre i pesanti impatti ambientali esistenti, evitarne di nuovi ed
imporre la fuoriuscita dalla produzione di energia tramite la combustione delle
sostanze fossili.
Per informazioni e adesioni: www.medicinademocratica.org venerdì 29 marzo 2013
Firenze 13 aprile 2013 : nasce il Forum per una nuova finanza pubblica e sociale
13 aprile a Firenze : nasce il
Forum per una nuova finanza pubblica e sociale
1. Le crisi - finanziaria, economica, sociale ed ambientale -
sono ormai arrivate ad un punto critico, soprattutto in Europa. A cinque anni
dallo scoppio della bolla dei sub-prime negli USA, la crisi bancaria, sintomo
di una più generale crisi produttiva della
finanziarizzazione strutturale dell'economia e della società attuata negli
ultimi decenni, è stata trasformata in una crisi del debito pubblico dei
governi con il fine di imporre ulteriori riforme liberiste (politiche di
austerità, attacco ai diritti del lavoro e ai beni comuni, svendita del patrimonio pubblico).
Si accelera la crisi democratica nell'Unione europea e in
Italia, dove l'imposizione di politiche tecnocratiche e monetariste toglie
potere ai cittadini e a chi sta pagando l’ impatto della crisi. Intorno alla
questione della finanza ruota il futuro di una rinascita politica così come la
possibilità di pensare una nuova democrazia dei diritti e dei beni comuni ben
oltre l'attuale fallimentare modello di sviluppo.
2. Negli ultimi mesi, intorno a questi temi, alcune reti
e associazioni hanno proposto l’apertura di un percorso comune che, attraverso
un’assemblea nazionale (2 febbraio a Roma) e un seminario nazionale (16 marzo a
Milano), ha visto crescere la partecipazione al processo e ha sedimentato
alcuni obiettivi e pratiche di azione collettiva. E’ sorto così il Forum
per una nuova finanza pubblica e sociale che sabato 13 aprile a Firenze
terrà la sua prima assemblea nazionale.
3. Il Forum per una nuova finanza pubblica e sociale si propone
come luogo aperto e inclusivo, a cui possono partecipare tutte le realtà che si
riconoscono negli obiettivi condivisi e nelle iniziative poste in essere per
attuarli. Il contesto nel quale si colloca rientra nella necessità di
interrompere il ciclo devastante di politiche di austerità depressive, svendita
del patrimonio pubblico e messa sul mercato dei beni comuni ad esclusivo
vantaggio di pochi interessi privati, affrontando due questioni chiave:
-
come emanciparsi dalla dittatura dei mercati
finanziari, sottraendo la finanza pubblica all'estrazione di valore da parte di
questi e definanziarizzando, ossia riducendo, il volume di questi mercati
sempre più pieni di capitali in cerca di beni patrimoniali altamente
profittevoli su cui investire.
-
come riappropriarsi di nuove forme e strumenti
di governo della finanza pubblica per uscire dalla crisi promuovendo un altro
modello di economia e di società, con un nuovo intervento pubblico partecipativo
che subordini gli interessi privati a quelli collettivi.
3. Due sono le questioni fondamentali che, nel suo percorso, il
Forum ha sinora delineato :
a) Uscire dalla
trappola del debito
La creazione del debito pubblico è stata a vantaggio di
pochi e non della maggioranza delle persone.
La mancata tassazione delle rendite finanziarie, la mancata riforma
fiscale in senso autenticamente progressivo e l'utilizzo corrotto della spesa
pubblica per il controllo sociale, hanno beneficiato una classe ristretta di
persone, e il divario tra ricchi e poveri nel nostro paese è divenuto più
profondo.
E' necessaria – tanto a livello nazionale quanto a livello
di enti locali – un audit pubblico e partecipativo che valuti quali debiti sono
illegittimi e quindi da non riconoscere, e quali vadano invece ripagati,
ristrutturando la composizione del debito, a partire dall’immediato
congelamento del pagamento degli interessi e da una rinegoziazione equa,
democratica e trasparente con i creditori.
b) Riappropriarsi
di una finanza pubblica e partecipativa
La Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio
postale dei cittadini e dei lavoratori, e che, dopo la sua privatizzazione nel
2003, è divenuta un vero e proprio “fondo sovrano” sui mercati finanziari internazionali,
deve essere risocializzata per tornare a finanziare – a tassi agevolati e fuori
dal patto di stabilità- gli investimenti degli enti locali per i beni
essenziali e il welfare territoriale; così come -a tassi agevolati e fuori dal
circuito bancario- interventi pubblici e
per privati (PMI e individui) finalizzati alla riconversione ecologica e
sociale dell’economia.
Disaccoppiando Cassa Depositi e Prestiti dai mercati di
capitale diventerebbe inoltre possibile reincanalare alcune risorse private
nella Cassa, da gestire per finanziare interventi di interesse pubblico, così
come, in caso di difficoltà del sistema bancario privato, intervenire per
rinazionalizzare le banche salvate e gestirle fuori da logiche di mercato.
4. Per invertire la rotta in un momento cruciale della crisi,
il conflitto con i mercati finanziari e di capitale è inevitabile e va
combattuto ora prima che sia troppo tardi. Una nuova finanza pubblica può
essere l'argine ma anche lo strumento per disinnescare la crisi, rimettere
sotto controllo la finanza privata, e costruire un altro modello sociale, a
partire dal riconoscimento dei diritti collettivi, dalla riappropriazione
sociale dei beni comuni e dalla riconversione ecologica dell’economia.
Si tratta semplicemente di riappropriarsi della democrazia.
Forum per una nuova finanza pubblica e
sociale
Per adesioni
: nuovafinanzapubblica@gmail.com
martedì 26 marzo 2013
L'inutile ruolo delle parti sociali
di Giorgio Cremaschi 26.3.2013
Uno dei più stanchi e rituali momenti delle consultazioni di Bersani è stato l'incontro con le parti sociali.
Già la definizione in sé da' fastidio.
" Parti sociali" sono parole che stanno nel palazzo non nella società, e oggi definiscono organizzazioni in profonda crisi di risultati e di rappresentanza. Organizzazioni che si sorreggono reciprocamente per salvare la propria funzione e struttura burocratica e che assieme cercano disperatamente un ruolo istituzionale
Il termine parti sociali nasce dal profondo del pensiero democristiano. Lavoratori e imprese, tutti con gli stessi interessi e nella stessa barca, si rivolgono alla politica che sta ad un livello superiore. Ci sono gli interessi comuni delle parti sociali e poi c'è il potere politico che interpreta l'interesse generale del paese..
Durante la prima tangentopoli le parti sociali hanno assunto un ruolo centrale, facendo supplenza ai partiti travolti dalla crisi della prima repubblica.
Poi con Berlusconi si è sviluppato un loro ruolo di contorno ai governi di centro destra, che convocavano assemblee di decine di associazioni, compreso l'inesistente sindacato padano, per spiegare quello che avevano già deciso.
Monti poi si è più volte vantato di non subire il condizionamento delle parti sociali.
Insomma la definizione ed il ruolo di parti sociali fa parte della storia della politica e delle sue istituzioni e accompagna tutto il percorso della crisi della rappresentanza.
Le ultime dichiarazioni dei leaders delle parti sociali, hanno mostrato la perfetta inutilità di questa definizione e di questa funzione oggi.
I sindacati confederali non sono stati capaci di comunicare un solo messaggio forte sul lavoro. La stampa ha capito che vogliono, come tutti, ridurre l'Imu. Una volta la CGIL sarebbe partita dal blocco dei licenziamenti, ora chiede di sbloccare i crediti alle imprese.
Il segretario della CISL ha fatto un comizio contro Grillo, mentre quello della UIL ha protestato contro la casta.
• Ma non sono solo i gruppi dirigenti sindacali a mostrare la loro crisi. Il presidente della Confindustria è stato solo capace di dire: fate presto o chiude tutto. Quelli delle associazioni delle piccole imprese più o meno hanno detto lo stesso. Non una dichiarazione sulle politiche di austerità, su ciò che avviene in Europa, sui vincoli di bilancio. Ma che scherziamo, le parti sociali non guardano così lontano.
• Tra un po' le parti sociali dovranno vedersela con il ruolo dell'Automobil Club.
• Ci deve essere un legame tra la catastrofe che colpisce il mondo del lavoro, e la funzione attualmente inutile delle parti sociali.
• Non voglio dare suggerimenti alle imprese, ma so che i lavoratori hanno bisogno di sindacati che la smettano di recitare il ruolo delle parti sociali e siano solo di parte, dalla loro parte.
Uno dei più stanchi e rituali momenti delle consultazioni di Bersani è stato l'incontro con le parti sociali.
Già la definizione in sé da' fastidio.
" Parti sociali" sono parole che stanno nel palazzo non nella società, e oggi definiscono organizzazioni in profonda crisi di risultati e di rappresentanza. Organizzazioni che si sorreggono reciprocamente per salvare la propria funzione e struttura burocratica e che assieme cercano disperatamente un ruolo istituzionale
Il termine parti sociali nasce dal profondo del pensiero democristiano. Lavoratori e imprese, tutti con gli stessi interessi e nella stessa barca, si rivolgono alla politica che sta ad un livello superiore. Ci sono gli interessi comuni delle parti sociali e poi c'è il potere politico che interpreta l'interesse generale del paese..
Durante la prima tangentopoli le parti sociali hanno assunto un ruolo centrale, facendo supplenza ai partiti travolti dalla crisi della prima repubblica.
Poi con Berlusconi si è sviluppato un loro ruolo di contorno ai governi di centro destra, che convocavano assemblee di decine di associazioni, compreso l'inesistente sindacato padano, per spiegare quello che avevano già deciso.
Monti poi si è più volte vantato di non subire il condizionamento delle parti sociali.
Insomma la definizione ed il ruolo di parti sociali fa parte della storia della politica e delle sue istituzioni e accompagna tutto il percorso della crisi della rappresentanza.
Le ultime dichiarazioni dei leaders delle parti sociali, hanno mostrato la perfetta inutilità di questa definizione e di questa funzione oggi.
I sindacati confederali non sono stati capaci di comunicare un solo messaggio forte sul lavoro. La stampa ha capito che vogliono, come tutti, ridurre l'Imu. Una volta la CGIL sarebbe partita dal blocco dei licenziamenti, ora chiede di sbloccare i crediti alle imprese.
Il segretario della CISL ha fatto un comizio contro Grillo, mentre quello della UIL ha protestato contro la casta.
• Ma non sono solo i gruppi dirigenti sindacali a mostrare la loro crisi. Il presidente della Confindustria è stato solo capace di dire: fate presto o chiude tutto. Quelli delle associazioni delle piccole imprese più o meno hanno detto lo stesso. Non una dichiarazione sulle politiche di austerità, su ciò che avviene in Europa, sui vincoli di bilancio. Ma che scherziamo, le parti sociali non guardano così lontano.
• Tra un po' le parti sociali dovranno vedersela con il ruolo dell'Automobil Club.
• Ci deve essere un legame tra la catastrofe che colpisce il mondo del lavoro, e la funzione attualmente inutile delle parti sociali.
• Non voglio dare suggerimenti alle imprese, ma so che i lavoratori hanno bisogno di sindacati che la smettano di recitare il ruolo delle parti sociali e siano solo di parte, dalla loro parte.
lunedì 25 marzo 2013
SPENDING REVIEW - Il rapporto presentato dal ministro Giarda
295 miliardi di nuovi tagli «entro il 2014»
di Roberto Ciccarelli da Il Manifesto 20/03/2013
Dall'eliminazione di 35 province si risparmierebbero tra i 370 e i 535 milioni: una goccia nell'oceano
Da una «spending review»
ci si aspetterebbe il taglio delle spese improduttive dello Stato.
Tanto per fare un esempio: i 10 miliardi di euro destinati all'acquisto
di 90 cacciabombardieri F35, oppure il rimborso per i farmaci di
«marca». In Italia, come nel resto dell'Europa meridionale, invece no.
La via dell'austerità passa per un nuovo taglio alla spesa pubblica da
295 miliardi di euro. È il risultato del rapporto (consultabile su
rapportiparlamento.it) presentato ieri dal ministro per i rapporti con
il parlamento Pietro Giarda secondo il quale si deve continuare a
tagliare 135,6 miliardi di euro della «spesa inutile» per beni e
servizi, 122,1 miliardi di stipendi, 24,1 di trasferimenti alle imprese e
contributi alla produzione oltre a 13,2 di «contributi alle famiglie e
alle istituzioni sociali». Fino a oggi, le manovre correttive - cioè i
tagli - intraprese dal governo Monti hanno sottratto alla spese corrente
dello Stato 7,8 miliardi di euro e a quelle degli enti locali (comuni,
province e regioni) 13,3 miliardi di euro.Ammonta dunque a 21,1 miliardi il tesoretto di risparmi accumulato da Monti in 400 giorni di governo. In questo conteggio, basato su fonti ufficiali, bisogna considerare anche i 71 miliardi che lo Stato non eroga alle imprese e ad altri fornitori, una forma indiretta di «spending review» decisa unilateralmente per amministrare meglio l'insolvenza indotta dai criteri imposti dalla Commissione Europea attraverso il Fiscal Compact. Una decisione che ha fatto insorgere Confindustria, il Presidente della Repubblica e tutti i partiti.
Nessuno fino ad oggi si è soffermato sull'eredità che il governo Monti lascerà al prossimo, se e quando sarà formato. Pur ammettendo che la regola capestro dei »tagli lineari» non è proprio il massimo, nel suo rapporto al parlamento Giarda è chiaro: bisogna continuare a «risparmiare» sulla spesa sanitaria (33,1% della spesa), sui trasferimenti agli enti locali già taglieggiati dal patto di stabilità interno (24,3%); sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici (oggi è al 5%, da incrementare impedendo l'assunzione dei precari e stringendo la cinghia del turn-over); sui costi dello Stato e sugli enti previdenziali (37,4%) e, ancora più inquietante, proseguire i tagli su «università e altri enti locali» di un altro 5,2%. Tra il 2008 e il 2012 a scuola e università sono stati tagliati all'incirca 10 miliardi, un solido contributo al taglio del 3,8% della spesa pubblica. Ma, non basta, evidentemente.
Giarda sostiene che questo salasso dovrebbe essere praticato «entro il 2014». Con tutta evidenza, non potrà essere praticato dal governo ancora in carica, ma dal prossimo che rischia di sbattere contro un muro. Da un lato avrà la crisi sociale esplosiva, dall'altro lato il dovere di rispettare il pareggio di bilancio che è stato approvato in costituzione. Insomma non c'è scampo senza un cambio delle regole a livello europeo. Intimorito da questo scenario devastante, Giarda auspica una maggiore «collaborazione» tra lo Stato e gli enti locali i quali però restano sul piede di guerra e non accetteranno di farsi mettere al collo una pietra per annegare definitivamente. Il ministro esclude anche la via di un aumento delle tasse dopo l'Imu, dato che ha una diretta conseguenza sul Pil che nel 2013 diminuirà di almeno 1,7%, con una disoccupazione superiore al 12%. Tutto questo mentre la spesa previdenziale «continuerà a salire» nonostante la riforma Fornero. In altre parole, il governo dei tecnici si è andato a infilare in un vicolo cieco, ma continua a percorrere la via salvifica dei tagli alla spesa pubblica, sperando che questa sia la soluzione per risollevare la domanda interna e gli investimenti, quando invece è la strada più sicura per prolungare la depressione economica in cui è piombato il paese. Il rapporto quantifica, una volta di più, le ricette futuribili che mandano in sollucchero tutti i populismi, fuori e dentro il parlamento: da un eventuale taglio delle province da 86 a 51 si risparmierebbero tra i 370 e i 535 milioni di euro, una goccia nell'oceano dell'austerità. Giarda avverte anche le imprese: lo Stato può tagliare 4,7 miliardi di trasferimenti. Lo dice il «piano Giavazzi». Altro nome di famiglia (bocconiana) che assicura la certezza del default.
FORUM DIRITTI LAVORO - Comunicato Stampa
CASO ILVA
"vogliamo tutto"
diritti - nazionalizzazione - risanamento
Sabato 6 aprile si terrà a Taranto un incontro
pubblico promosso dal FORUM DIRITTI LAVORO, in collaborazione con
USB e RETE 28 APRILE nella CGIL e con l’adesione del COMITATO
“NO DEBITO”.
Un convegno che partendo dalla realtà lavorativa
dell'ILVA e dal forte scontro in atto, intende trattare i temi dei diritti dei
lavoratori e dei cittadini, il grande problema della salute e del risanamento
del territorio e la nazionalizzazione quale strumento per affrontare e risolvere
strutturalmente le tante difficili situazioni di crisi che coinvolgono le
aziende nel nostro paese.
Presiedono l'incontro l'Avvocato Arturo
SALERNI del Forum Diritti Lavoro, Pierpaolo CORALLO dell'USB Puglia
e Fabrizio BURATTINI della Rete 28 Aprile.
L'introduzione sarà a cura di Carlo
GUGLIELMI, Presidente del Forum Diritti Lavoro. Seguiranno le relazioni di
Gaetano BUCCI, Docente di Diritto Pubblico all'Università Bari,
Claudio ARGENTINI, Ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità e
Mario AGOSTINELLI, Portavoce dell'“Associazione
Energiafelice”.
Seguiranno gli interventi di Giorgio
CREMASCHI (Rete 28 Aprile), Fabrizio TOMASELLI (USB nazionale) e
Francesco RIZZO (Coordinatore USB ILVA Taranto).
Le conclusioni sono affidate a Franco RUSSO
del Forum Diritti Lavoro.
Sono stati invitati i Comitati, le Associazioni e
i rappresentanti di Enti e forze sociali ed istituzionali.
SABATO 6
aprile 2013 - ore 10 - Sala Convegni Hotel Mercure Delfino
TARANTO –
Viale Virgilio 66
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