domenica 15 aprile 2012

Oltre la retorica: considerazioni disincantate sulla Giunta Pisapia



Da Lavori in corso numero 273 (Associazione Culturale Punto Rosso) del 12 Aprile 2012
Oltre la retorica: considerazioni disincantate sulla Giunta Pisapia
Di Emilio Molinari

Un articolo che apparirà sulla rivista “Progetto Lavoro-Per la sinistra del XXI secolo. L'esigenza di guardare le cose con lucidità e spirito critico, oltre la retorica, l'entusiasmo iniziale, la necessaria e benvenuta discontinuità con le precedenti giunte di destra. L'autore, alla luce del passato malaffare in Milano e Lombardia, anche con il concorso delle cosiddette sinistre, con gli intrecci politico-affaristico in corso, indica i punti critici e pericolosi: l'Expo e la cosiddetta “multiutility del Nord”.

Fu chiamata la “primavera milanese” l'elezione a sindaco di Giuliano Pisapia. Un fatto straordinario.
La sconfitta dei partiti e l'incalzare della partecipazione dei cittadini e dei militanti di base. Una espressione di libertà e di democrazia, si disse.
Grande esultanza del popolo di tutta la sinistra, finalmente vinceva la nostra squadra.
Devo confessarlo, ma forse per disincanto, mi risultò difficile condividere tale gaudio.
Mi risultò difficile capire il modo con il quale era nata una candidatura, ignota ai più, una passione e una partecipazione popolare.
Lo ammetto, sono un dietrologo, ma i tanti anni passati nella politica e un po' di conoscenza della realtà milanese, mi hanno reso scettico. Così sono sempre più convinto che la strada per ricostruire la politica, in via d'estinzione, non nasca dai personaggi,
ma da un paziente lavoro di ricostruzione delle coscienze e del senso comune del popolo. Forse nell'era dell'informatica vale ancora il vecchio detto: “ben scavato vecchia talpa”.
Perché dico questo? Perché temo che la giunta Pisapia, per come viene ora vissuta e difesa dal popolo di sinistra, ormai acriticamente “partigiano”, senza idee, angosciato solo dal “ritorno” del nemico, rischia di trasformare una vittoria nell'ultima delusione.
E un suo eventuale fallimento sarebbe senza appello e ci lascerebbe solo il vuoto.
Io lo temo e se avverrà sarà per colpa della partigianeria che si autocensura le critiche e i contributi, che non fa i conti fino in fondo con gli scheletri nell'armadio del Pci-PdS-Pd.
Temo che questo possa avvenire in presenza di una crisi economica senza precedenti e all'orrendo marciume in cui affondano 30 anni di politica del nostro paese.
Oggi se qualcuno del centro sinistra o qualche movimento della società civile milanese, dotato di quel doveroso spirito critico che tutti dovremmo aver acquisito dopo tante delusioni, volesse analizzare, appunto con spirito critico, gli 11 mesi di giunta Pisapia,
avrebbe timore ad esprimersi liberamente. Io stesso limito i miei giudizi con compagni ed amici.
E' difficile fare liberamente bilanci. Per questo popolo è possibile solo elencare ed enfatizzare le cose che soggettivamente ritiene buone: la zona C, il registro delle copie di fatto, i 150 vigili di quartiere, i 31 Km di piste ciclabili (un po' cari) e quelle in contromano, la regolarizzazione del Leoncavallo (alle condizioni di Cabassi?)...
E' difficile se non si guarda ai parametri di riferimento per una svolta reale e i parametri sono ben altri. Stanno nella rottura del consociativismo affaristico che domina da 30 anni la città. Ma ci siamo scordati del craxismo, “del patto consociativo del camper”? Dalle sue ceneri apparenti è nato il berlusconismo e il centro-destra.
Ci siamo scordati i miglioristi del Pci milanese alcuni travolti dagli scandali, alcuni trasferiti a dirigere la Compagnia delle Opere? E che dire di Giorgio Napolitano, dirigente dei miglioristi alla presidenza della Repubblica con voto unanime?
Ci siamo scordati la ininterrotta continuità del sistema:
Penati e Formigoni, la Compagnia delle Opere e la Lega delle Cooperative, gli imprenditori di sempre?
I parametri di riferimento stanno proprio qui:
1. Stanno nel rompere gli intrecci mai rotti tra gli interessi forti degli imprenditori e la politica. Perché Milano da anni muore di questo, muore di cemento, di inceneritori, di discariche. Permettetemi un lungo inciso della mia memoria.
Nel 1996 intervenendo al convegno pisano “Dare voce al silenzio degli innocenti” affermavo: “..si è lasciato che si accreditasse l'idea che il malaffare fosse la tangente e non le migliaia di miliardi sprecati in opere pubbliche inutili, nei costi gonfiati
con varianti in corso d'opera, negli assalti al territorio... perpetrati da un pugno di imprenditori.
Si è prospettata una visione di una politica sporca e di un capitalismo pulito prigioniero di quest'ultima..” E ricordavo un emblematico esempio, quello del gruppo Acqua di Ottavio Pisante che: “dal nulla si impossessa con la legge Prodi dell'Ercole Marelli, la liquida, entra alla grande nel sistema dei lavori pubblici ambientali della Regione, diventa il terminale di Lombardia Risorse, di tutti i progetti e di tutti i lavori di quest'ultima. Legato a doppio filo a Larini, il cassiere di Craxi e presidente di Lombardia Risorse”.
E sostenevo, ancora non smentito: “...dire gruppo Acqua vuol dire un consiglio di amministrazione con dentro Techint della famiglia Rocca, Akros di Roverato (Opus Dei), Itinera di Gavio e Binasco, Cameli (petroli), Accornero e Regis Milano (Lokeed).”
Vuol dire “..l'ingresso, nel medesimo consiglio di amministrazione di personaggi come l'Ing. Merra, funzionario regionale, capogruppo del Pci al comune di Varese e vice di Larini in Lombardia Risorse e Facchini capo gruppo del Psi a Varese e poi Assessore regionale.”
Vuol dire “...l'accordo sancito e sottoscritto in un documento strettamente RISERVATO con cui le imprese: Acqua - De Bartolomeis (inceneritori, il cui direttore Turci dichiara ai giudici di tangentopoli di essere parte del sistema di finanziamento del Pci) – Ecologia – Passavant - con più di 300 imprese da loro controllate, decidono di dividersi tutti i lavori,
gli appalti, gli oneri promozionali di immagine (giornalisti e ambientalisti).
Il gruppo Acqua diventa la cupola a cui tutti fanno capo nella spartizione dei lavori: la Lega delle Cooperative (SIC, Coop 7, la CCC, il consorzio Muratori) e poi Ligresti, Romagnoli, la Compagnia delle Opere e Camuzzi (CL), la Cooperativa Siracusa ecc...Una cupola e un giornale fantasma: “Il Moderno”. Formalmente di proprietà dei miglioristi del Pci e con una direzione che vede, accanto ai Corbani, Borghini, Cervetti,
Soave ecc..i Pisante, Gavio, Binasco, Accornero ecc...”
2. Stanno nel modo alternativo con il quale tracciare, in sede locale, gli elementi di una politica alternativa al governo del mercato. Una alternativa alla dittatura delle borse e delle banche che porta alla miseria i paesi, alla finanziarizzazione dei beni comuni e dei servizi locali essenziali e che sta distruggendo il ruolo autonomo dei comuni stessi.
E in tal senso i parametri della politica, stanno nell'assunzione dei beni comuni come punto di partenza per ricostruire il perduto senso dell'interesse generale, l'idea di servizio pubblico partecipato, l'ancoraggio al territorio e alla partecipazione dei cittadini
e dei lavoratori;
3. Stanno nei referendum. Dai quali si sarebbe dovuto partire per ogni politica di cambiamento. Per il contenuto universale e collettivo che hanno espresso
e per la rottura con l'individualismo e il localismo egoistico, per la libertà che hanno dato alla gente di decidere;
4. Stanno nel portare, la nostra città nel mondo. Dentro ai grandi problemi e ai grandi appuntamenti internazionali che questi determinano (Forum Mondiali);
5. Stanno nella volontà di costruire un asse politico e simbolico tra Milano, Napoli e Cagliari, le città della “primavera”. Un asse capace di diventare riferimento
per il malessere di tutti i comuni, minacciati da un duplice centralismo: governativo, politico e finanziario, delle banche e dei banchieri, insito nell'orizzonte del governo Monti.
Pensate: privi di finanziamenti, con le tesorerie portate a Roma, con il patto di stabilità che rende loro impossibile accedere ai prestiti e ai propri depositi (per il ruolo privato assunto dalla Cassa depositi e prestiti), con l'eliminazione delle assemblee dei comuni
negli Ambiti Territoriali Ottimali, con la costrizione a vendere i propri servizi pubblici locali, ditemi: cosa resta dell'autonomia dei comuni d'Italia, unica vera espressione di federalismo che si dispiega nella storia di questo paese?
Ebbene: se è da questi parametri che si misurano gli 11 mesi della giunta Pisapia, allora il segno è pericolosamente negativo.
Tra i tanti problemi, due sole questioni davano il segno della rottura con il passato: la gestione di Expo, la natura pubblica delle aziende che gestiscono i servizi pubblici locali e le loro presidenze.
Expo è l'ennesima grande opera, che lascerà come sempre un grande debito pubblico, porterà miliardi di euro nelle tasche dei soliti “imprenditori”, rafforzerà il solito intreccio politico-affaristico. Un ennesimo “mercatone internazionale”con un titolo ambizioso,
che richiama i grandi diritti universali, alimentazione e acqua. L'illusione di rilanciare l'economia, di portare soldi alla città e ai suoi negozi e di giocare un prestigioso ruolo internazionale. Expo non andava fatto ma...è stato detto: ormai era deciso. Expo andava “rivoltato” ma...è stato detto: ormai era segnato dalla giunta Moratti. Perciò nessuna rottura, la politica è quella della continuità.
Non si è nemmeno provato ad introdurvi qualche cambiamento, e chi nella giunta vi ha provato, è stato subito “commissariato”. Tutto deciso (dall'assessore Tabacci? Dal Pd?). L'asse deve essere Pisapia - Formigoni.
I Comitati per Milano, la società civile, la sinistra con gli assessori, il Leoncavallo, tutti si impongono il silenzio. Nessuno parla, nemmeno di fronte alla presidenza data ad un fedelissimo del presidente della Regione Lombardia e malgrado gli scandali.
Nemmeno di fronte alla presidenza di A2A data allo stesso esponente e nemmeno, dopo il referendum sull'acqua, la presidenza di MM che resta nelle mani di un altro di CL.
Ma io voglio pormi anche la domanda: su Expo si poteva ancora introdurvi qualche “guizzo movimentista”?
Io credo di sì, che si poteva chiamare ad un grande meeting internazionale il popolo dei Forum Sociali Mondiali e quelli dei movimenti alternativi del cibo, della Terra, dell'acqua, dell'energia, della sovranità alimentare, delle donne portatrici d'acqua e di salute. Un grande incontro di movimenti che hanno fatto conoscere a tutti le prospettive che ci riserva il futuro, prigioniero di un modello che non fa i conti con l'esaurirsi delle risorse. Movimenti trasversali che hanno inciso nella cultura della gente, nelle istituzioni, promosso referendum e che si apprestano a lanciare una campagna per una Direttiva
europea d'iniziativa popolare.
E' così velleitario pensare a un confronto tra questi movimenti e la politica, a partire da quella degli enti locali? Già... si potevano invitare gli esponenti di questi movimenti: quello dell'acqua, Via Campesina, Slow Food e quelli contro il cibo spazzatura
(cibo alla Mac Donald, tanto per intenderci, che a Milano si vuol mettere in Galleria e negli USA viene combattuto anche dalla First Lady). Si poteva dare ascolto, se non al movimento dell'acqua, almeno a Romano Prodi che ha enfaticamente detto:
“fate di Milano la città dell'acqua”!!!
Si poteva accogliere la nostra richiesta di partecipazione del Comune al Forum Mondiale dell'Acqua di Marsiglia, assieme a Napoli e a Parigi...Silenzio di tutti, anche del popolo dei “partecipanti”.
Ma la vera cartina di tornasole della giunta è oggi la “multiutility del Nord”. La fusione di quasi tutte le ex municipalizzate del Nord da tempo privatizzate e quotate in borsa.
Da Torino a Trieste, passando per Genova, Reggio Emilia e Bologna. Un'unica holding
finanziaria con dentro elettricità, rifiuti, acqua potabile. Da costituire con la fusione di: A2A Milano e Brescia – IREN di Genova, Torino, Reggio Emilia, Parma, Piacenza – ACEGAS di Padova e Trieste.
Tutti i servizi pubblici strategici, dice l'assessore milanese Tabacci. Ed è vero se si pensa che a metà del secolo il 70% della popolazione mondiale vivrà in città e in megalopoli, e chi gestirà acqua, energia e rifiuti, gestirà il mondo e la vita della gente.
Una holding da realizzare con una ulteriore vendita di quote azionarie ai privati. Anzi ad un solo privato finanziario: il fondo F2i di Vito Gamberale (pure lui inquisito), costituito dalle banche e che relegherà i comuni a semplici riscuotitori di dividendi.
I giornali l'hanno chiamato “un progetto targato Pd”, concepito e portato avanti dall'assessore Tabacci e dal sindaco Fassino. Concepito per fare cassa e per fare scorribande sul mercato internazionale, maschera soprattutto il fallimento delle privatizzazioni già avvenute, le più importanti, e quotate sul mercato.
Pensate: 5,5 miliardi di debito A2A, 3 miliardi IREN, altri 3 miliardi HERA. Una perdita di valore del 70% per A2A e del 50% di IREN e il fallimento delle loro scorribande sul mercato internazionale: A2A 800 milioni di euro di debito per la “conquista” della società energetica del Montenegro.
E ora la Multiutility del Nord. Una follia dal punto di vista economico:
- che si regge sull'idea che per uscire dai debiti e dai fallimenti di una impresa si devono sommare i debiti di tutte le imprese.
Una aberrazione monopolistica:
- che alla fine fagociterà e finanziarizzerà tutti i servizi pubblici locali del nostro paese, anche l'acqua di Milano e di Torino (il più subdolo attacco alla volontà referendaria)
Uno scandalo antidemocratico e centralistico.
- che cancellerà ogni ruolo dei comuni, ogni idea di municipalità.
- che accentuerà l'individualismo, l'idea devastante che il diritto è qualcosa che si ha perché si paga.
- che allontanerà il luogo delle decisioni dal territorio,dal potere locale e sopratutto dai cittadini e dalla loro possibilità di partecipazione e controllo.
Così la giunta, è dominata dai bilanci e dall'assessore al bilancio.
Tabacci non è un semplice contabile, ma è portatore di un disegno strategico, quello di trasferire al mercato e alle banche poteri istituzionali reali. Un disegno che crea sì un asse tra città. Ma non con Napoli e De Magistris, ma con Torino e Fassino/Chiamparino,
un asse che si muove verso un “grande centro”, oggi anche materialmente rappresentato dai tecnici e dai banchieri al governo.
La “multiutility del Nord”, più d'ogni altra cosa rende la giunta milanese un laboratorio del “montismo” che si estende ai poteri locali.
Una giunta paradosso, dove il potere reale è nelle mani di Tabacci e va nella direzione che ho cercato di descrivere, mentre alla sinistra, fino a ieri la più radicale, e al centro sociale Leoncavallo (oggi al governo della città), il compito di dare l'idea di una legittimazione totale. Con l'autocensura, l'idea che la critica significa rottura e non contributo alle scelte, la paura di perdere questa ultima speranza e l'immagine di una virtuale partecipazione dei comitati cittadini.
Un paradosso che ha dell'incredibile, che metaforicamente, permettetemi l'ultima cattiveria, fa della giunta Pisapia, paradosso apparente, la giunta Tabacci-Leoncavallo.
Emilio Molinari Milano – 10 aprile 2012

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